Home / Gallery / Michelina

Michelina

Ieri mattina l’ho finalmente rivista Michelina. Se l’avessi cercata anni fa non avrei dovuto girar troppo per trovarla, lei stava sempre al terzo o al quarto “finestrone” della stazione, così chiamava le vetrate di Termini che danno su Piazza dei Cinquecento.

Non che stia sempre a pensare a Michelina, ma quando la incrociavo mi veniva da sorridere. Come quando ogni mattina sai che incontrerai la tua vecchia vicina di casa vestita di tutto punto solo per andare a comprare i broccoli al mercato. Sono quelle presenze fisse che ti danno sicurezza per il solo fatto d’esistere sempre, che piova o che ci sia il sole, che tu abbia dieci anni o cinquanta, che tu sia felice o incazzato, stai sicuro che la vecchietta di fronte a te stamattina si alzerà e indossata la sua spilla migliore andrà a comprare quei benedettissimi broccoli.

E con Michelina era un po’ cosi. Solo che al posto della spilla migliore aveva un bottoncino colorato che le pendeva dal collo e invece che comprare broccoli andava in giro a raccogliere bottiglie, non tutte però, “solo quelle più carucce”.

Ne parlo come se la conoscessi bene, ma a onor del vero, ero più io a volerla conoscere che lei a voler conoscere me.

Mi dissero che viveva lì da venti anni. Vent’anni passati ai finestroni di Termini. “Te lo immagini Marica? Questa poveretta, è diventata pazza a forza di viver per strada, lei ora è una nostra amica povera.” Così mi dicevano. Fermo restando l’espressione poco felice di “amica povera”, ve lo giuro che a guardarla a me tutto sembrava fuorché pazza.  A pensarci quelli strani dovremmo esserle sembrati noi che ci ostinavamo a darle un panino quando lei diceva “noooone, io voglio la lasagna, e se la lasagna non ce l’hai vedi d’annattene che c’ho da fa”.  E riflettendoci oggi la trovo abbastanza equilibrata come richiesta, considerando l’odore che emanava quel panino.

Ecco quindi quel che sapevo di Michelina: era italiana, anzi romana per esser precisi, aveva poco più di sessant’anni, venti dei quali passati alla stazione, e notizia non confermata, pare avesse deliberatamente rifiutato una comoda dimora offertale da un gentiluomo americano che all’epoca aveva come hobby la beneficenza. Ora pare si stia dedicando alla salvaguardia dei koala in Australia, ma anche questa è una notizia da confermare.

Insomma l’idea che dava Michelina era che lei, sotto ai finestroni, ci stava bene.   Per quanto mi volessi convincere che era vero, vederla d’inverno lì sotto metteva a dura prova la mia presunta apertura mentale. Talmente a dura prova che un giorno non resistetti e ci andai a parlare. Mi aveva già visto, e infatti non si scompose. Non so se fu il modo in cui mi avvicinai o il semplice avvicinarmi che le fece capire quale domanda stavo per farle. Fatto sta che non feci in tempo a dirle niente perché lei, seduta sotto il suo terzo finestrone, mi disse: “ Sì, vuoi sapè se c’ho freddo, fame, e magari se vojo pure andà alla Caritas. Te lo ripeto pure a te, dopo vent’anni questa è casa mia. Non ce sò inverni che tengano o bei visetti che mi compiangano, io resto qui, statte tranquilla”.

Non mi disse nient’altro, mai.

Son cresciuta passando per quelle vie, cresciuta sapendo che Michelina era lì, seduta al suo finestrone.

Oggi se passate Michelina non ce la trovate.
Oggi al suo posto ci sta un bel furgone dell’Esercito Italiano.
Oggi quel finestrone, come tutti gli altri finestroni di Termini, è una cuccia vuota e pulita, finalmente decorosa.
Oggi Michelina sa che Termini non è più casa sua. Ma non preoccupatevi. Manda ancora affanculo i benefattori americani e i panini puzzolenti, e resiste anche per noi.

Marica Fantauzzi

michelina

Check Also

Bianca

“ No sorè, ho la carrozza quattro io, tu hai la sei. Ma tranquilla, ci …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *