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Silenzio, storia di un litigio in treno

A Roma Ostiense sono saliti uno dopo l’altra, in silenzio. Guardavano in basso entrambi e, ancora in silenzio, si sono seduti poco prima che il treno ripartisse in direzione Fiumicino. Poi lui ha aperto un libro e gli occhi hanno iniziato a scorrere veloci. Li vedo inseguire le parole.
Lei, invece, lo fissa.
In silenzio.
In tutto il frastuono prodotto dal vagone, quel silenzio fra loro è come una strana oasi.
Il suono del telefono lo distoglie dal libro. “Siamo saliti da poco. Sì. Sì ho capito. Ci sarò in serata”. Riattacca e riprende a leggere.
Lei in silenzio continua a fissarlo.
Poi gli prende il braccio spingendolo a voltarsi. Inizia a fargli segni con mani e viso. Arrossisce. Si scalda.
Lui anche, inizia ad usare la lingua dei segni. Litigano molto, chissà per cosa.
In silenzio danno sfogo ad una rabbia privata che rimane interamente loro, estranea agli altri passeggeri.
Poi finisce tutto.
Lui riprende a leggere.
Lei guarda altrove.
Poi, ancora una volta, allunga la mano verso il braccio di lui.
Lui la guarda. Lo bacia. In silenzio.
Quando scendo dal treno a Muratella sono ancora abbracciati, li vedo attraverso il finestrino.

Valerio Maggio

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