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Il giorno in cui i Carabinieri circondarono Termini

Roma Termini, agosto 1970, un gruppo di studenti distribuisce volantini per uno sciopero di 4 giorni proprio alla vigilia di Ferragosto, quando tutti gli italiani si muovono per andare in vacanza, spesso in treno e usufruendo del servizio ‘auto a seguito’. Tornano nei loro paeselli, vanno al mare, a trovare i parenti, ma il 1970 non rappresenta soltanto il picco dei consumi (televisori, automobili, carne..) bensì anche un momento di forte tensione sociale e vera e propria paura. Ce lo racconta Piero Schiavello, giornalista e storico attivista romano, autore di un libro intitolato “Anna” (ed. Gallucci) di cui abbiamo ascoltato la presentazione al Nuovo Cinema Palazzo, uno spazio occupato a San Lorenzo, a poche centinaia di metri da Termini.

Quando si parla di degrado e disservizi oggi spesso si citano gli scioperi. Scioperi sempre di weekend, sempre col sole, un po’ come quando a scuola si scioperava per saltare i giorni di verifica e interrogazioni. Però quella parola, sciopero, viene da lontano, e quel diritto – ad astenersi dal lavoro, a farsi ascoltare dal datore di lavoro – ha vissuto momenti di gloria, entrando a far parte della Storia.

Portiamo Schiavello a Termini, dove ci racconta come “l’autunno caldo” iniziò a trasformarsi in afosa estate proprio a Termini, alla vigilia del Ferragosto 1970. Il 12 dicembre 1969 c’era stata la strage di Piazza Fontana, il 1968 delle grandi speranze, degli studenti che volevano cambiare il mondo, faceva ormai parte di un decennio passato, e si entrava in un nuovo decennio più disilluso e cinico.

Mentre i ragazzi distribuivano i volantini a Termini in quel Ferragosto però, sentivano l’alito della storia sospingere il loro sforzo, spezzando l’afa di una pigra estate romana. Pensavano che ce l’avrebbero fatta, grazie al sostegno di alcuni sindacalisti geniali e generosi, due in particolare, Alberto Spanò e Mimmo Bianchi (di cui Schiavello in video racconta una curiosa particolarità), ma soprattutto questi ragazzi sentivano il sostegno dei lavoratori di Termini. Quei ferrovieri che spesso andavano a trovare nei loro gabbiotti solitari in fondo ai binari, o con i quali si riposavano nelle brandine appoggiate nei tunnel segreti di Termini.

Termini per loro non aveva segreti però, e poteva essere il cuore pulsante di uno sciopero che avrebbe divelto l’Italia in due: i consumatori, e i lavoratori, chi chiedeva aumenti di salario, e chi diminuzione di sfruttamento. Giorni particolari per uno sciopero, che davano fastidio proprio a quei lavoratori che andavano a godersi il meritato riposo. E che davano fastidio al sindacato ufficiale, la Cgil, che vedeva nell’iniziativa di questi studenti un passo più lungo della gamba. E fu così che la gamba restò ferma, di fronte al quarto battaglione dei Carabinieri che all’alba di quel Ferragosto circondò Termini e soffocò sul nascere l’ultimo sciopero degli speranzosi anni ’60.

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2 comments

  1. grande categoria quella dei ferrovieri… in famiglia ne ho parecchi, e quello che mi raccontava mio nonno è esattamente l’opposto da ciò che mi racconta mio fratello.
    Gli scioperi dei ferrovieri hanno fatto la storia, vedi la settimana rossa con Malatesta e molti altri eventi.

  2. Grazie per il commento Ruben! Speriamo di intervistare anche ferrovieri che raccontino la Termini che non conosciamo

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