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Io, giornalista in uno “stato canaglia” – sul treno per Mashhad, Iran

Zahra è una giornalista iraniana, ha deciso di raccontare una storia per noi, filmando sul treno notturno che da Tehran l’ha portata per il capodanno iraniano (Nowruz) nella sua città, Mashhad.

Nel 2002 il Brasile vinse la coppa mondiale FIFA per la quinta volta. L’Euro divenne la moneta corrente per dodici paesi dell’UE. George W. Bush, l’ex Presidente americano utilizzò l’espressione “l’asse del male” per descrivere tre nazioni: la Corea del Nord, l’Iraq e il mio paese, l’Iran. Nonostante tutto questo, l’evento più importante della mia vita fu essere accettata in una delle maggiori università nel mio paese. Quello fu l’anno in cui arrivai nella capitale, Tehran. Nello stesso anno, verso la fine di ottobre, ero proprio dove sono adesso, di fronte alla stazione dei treni di Tehran per tornare a casa, a Mashhad, dalla mia famiglia dopo essermene andata via da due mesi. Siamo ora nel 2019, o, seecondo il calendario persiano siamo nel 1398. È quasi il 1398, e questi video sono stati girati due giorni prima dell’anno nuovo. Nowruz sta arrivando e io torno dalla mia famiglia. Sono passati diciassette anni da quando presi per la prima volta uno di questi treni per tornare a casa. “Pensi veramente che il giornalismo sia quello che hai letto nei libri di Oriana Fallaci? E’ una storia completamente diversa.” Mio padre era molto preoccupato quando decisi di studiare giornalismo. Cercò di convincermi ma avevo diciotto anni, e avrei salvato il mondo come avrebbe volute fare ogni altro diciottenne. Son passata diciassette anni. Non sono Oriana Fallaci ma sono diventata una giornalista. Mio padre aveva ragione, è decisamente tutt’altra storia, ma penso che rifarei tutto daccapo, come riprendere questi treni per Mashhad per tutti questi anni. Sono undici ore di viaggio. Undici ore da condividere con altre tre persone in un vagone per sole donne. L’ultima volta non ho controllato se avessi scelto il vagone per sole donne quando ho scelto il biglietto on-line, e sono finite con tre uomini nello stesso vagone. All’inizio i tre sembravano infastiditi dalla situazione, ma iniziai a parlargli. Dopo un po’ non c’era nessuna differenza con gli altri vagoni. Eravamo semplicemente tre sconosciuti in treno, li conosci, ci parli, dormi nel loro stesso vagone e non li rivedi più. C’è sempre una fermata in più durante il viaggio dove chi vuole scende per pregare. Ricordo i tempi quando ero una di loro. Ricordo anche mentre camminavo per questi lunghi corridoi pensando o piangendo, perchè stavo per affrontare un problema chiamato “essere innamorati” e non sapevo cosa avrei dovuto fare. A 35 anni ancora non so venirne a capo del tutto, ma ora non piango più nei treni di notte. Ora leggo, ascolto musica e dormo, i treni non son più simbolo di solitudine, ma piuttosto una buona occasione per ammirare la notte correre fuori dal finestrino. È passato del tempo da quando sentivo quella sensazione in effetti. Mi ero abituata a viaggiare in aereo, un viaggio di un’ora e mezza, invece che undici ore di treno. Il ritiro dell’USA dall’accordo con l’Iran mi ha costretta a prendere di nuovo il treno. Da quando la moneta iraniana, la Rial, ha iniziato a toccare i minimi storici rispetto al Dollaro, i prezzi hanno iniziato a lievitare giorno dopo giorno: il mercato immobiliare, le macchine, il cibo, i medicinali e ovviamente anche i biglietti dell’aereo. Non faccio nient’altro che quello che fan tutti, cerco di riadattare la mia vita alla nuova realtà. Questo è il racconto di come i treni son tornati nella mia vita. Ma le persone possono fare della magia, affrontando le difficoltà e continuare a voler vincere. Come quello che accadde durante il mondiali del 2018. Proprio alcuni mesi dopo che fu chiaro che le sanzioni avrebbero colpito le nostre esistenze ancora più duramente. Il 25 giugno le persone si erano riunite nei parchi, bar e case per guardare la partita dell’Iran contro il Portogallo. Era la nostra chance per arrivare alla fase dei sedici. Il momento più elettrizzante fu quando Cristiano Ronaldo tirò il calcio di rigore, e il nostro portiere, Alireza Beiranvand, si lanciò salvando il pallone. Per una manciata di secondi rimase lì sdraiato sul prato, abbracciando la palla con gli occhi chiusi. In quei secondi il nostro cuore stava per scoppiare. Non riuscimmo a passare alla fase successiva ma quella notte fu la nostra versione di vittoria. Quella notte le persone si riversarono per strada, ballarono in tutto il paese, anche se le sanzioni stavano per tornare, e anche se quella sarebbe stata l’ultima nostra partita nel mondiale. Per me quella notte fu la metafora perfetta della nostra vita in Iran. Noi giochiamo, perdiamo, vinciamo, combattiamo e viviamo dietro i titoli di giornali che leggete sul nostro paese. Noi siamo nello stesso treno, attraversando la notte.

Testo: Zahra Choopankareh 

Traduzione: Marica Fantauzzi

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2 comments

  1. The last paragraph was perfect. It actually illustrate our lives in Iran. We win, we lose, we live, behind the headlines you read aboat us and our country.

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