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Cittadinanza per i nuovi italiani: la storia di Fatima

Dal 1993 al 2014 in Italia sono nati quasi 971 mila bambini da genitori stranieri. Alcuni di loro, al raggiungimento del 18 anno d’età, in virtù dell’ottenimento della cittadinanza da parte dei loro genitori, sono diventati italiani. E che altro potrebbero essere, visto che sono nati o cresciuti qui? Potremmo considerare Fatima, di cui troviamo il video qui sotto, “non italiana”? Non crediamo proprio.

Per moltissimi, invece, la cittadinanza italiana è un percorso ad ostacoli, talvolta un gioco dell’oca dove non è raro ritornare alla casella di partenza per mancanza di qualche documento comprovante la residenza in Italia.

Nel corso dell’anno 2014 ad esempio, solo il 4,5% dei minori  stranieri ha acquisito la cittadinanza italiana per trasmissione dai genitori o per elezione di cittadinanza sulla base della legge in vigore (Legge n. 91/92 e Regolamento di esecuzione DPR n. 572/93).

Nonostante la tendenza positiva, la percentuale è, come si vede, indicativa della evidente inadeguatezza della legge vigente in materia di cittadinanza, sia per le difficoltà del procedimento, che per i requisiti richiesti.

Il Parlamento italiano, per risolvere questo gap, ha lavorato sul nuovo testo unificato in materia di cittadinanza che è stato approvato il 13 ottobre del 2015 dalla Camera dei Deputati e ora è al vaglio del Senato in attesa di essere licenziato dalla Commissione Affari Costituzionali.

Questi ragazzi, di fatto “italiani senza cittadinanza”, attendono una legge che li riconosca figli di questo paese da almeno due legislature; le promesse politiche sono state molte ma, ad oggi, tutto è fermo al 1992, data dell’ultima disposizione in materia di immigrazione e cittadinanza.

Nel frattempo, però, sono passati 25 anni e l’Italia è profondamente cambiata; la geografia umana delle nostre città si è trasformata e i legislatori si trovano in enorme ritardo rispetto al paese reale, la legge attuale infatti norma un paese che non esiste più, dando luogo, con questo ritardo, a profonde ingiustizie e frustrazioni.

video: Fran Atopos

testo: Silvia de Marchi

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