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Dalla Moldova all’Italia

“Non è facile stare ad accudire qualcuno qui in Italia, quando tua madre sta morendo di cancro senza di te”. Piange, interrompendo un sorriso e un entusiasmo magnetico iniziato appena incontrata, Tatiana.

Intervista realizzata per la serie “Ymobility” in collaborazione con l’Università “La Sapienza”, in cui Tatiana Nogalic ci racconta di sé, a partire da quando, con un visto pagato 1400 dollari, le fu rifiutato l’ingresso in Austria. “No, io indietro non ci torno”, ed arrivò infine a Roma, proprio alla stazione Termini, dove ebbe la prima sòla.

Con un figlio all’Università, e libri con il suo nome scritto sopra (trovate qui delle info), Tatiana è una che ce l’ha fatta, perché non smette di tramutare i suoi sogni in realtà. “Il mio progetto è di fare un ospizio per le donne moldave di ritorno nel nostro paese. Dopo anni di sacrifici per fare studiare i propri figli, è importante che questi possano essere indipendenti, e che le donne stiano bene. Sono stanche dopo una vita di lavoro.” E giuro che la frase era pure tutta coi congiuntivi. Per quanto mi riguarda, darei la cittadinanza a tutti quelli che sanno usare il congiuntivo. Ma torniamo a Tatiana, che finalmente proprio da quest’anno è cittadina italiana. La storia di Tatiana è una storia vera, non una notizia, ma TerminiTv questo fa, aldilà dell’attualità – e delle rime con la “a”, tipo:

Empatia – questa sconosciuta, in un’Italia in cui il cinismo prende il sopravvento – sui media, ma anche per strada. Sui media, e di riflesso per strada. Tutti a ripetere le headline del giorno, come automi. “L’Islam, l’Isis, i rom..” che almeno i rom li vediamo, a differenza dell’Isis. Ma dico invece, e lo dico da due anni, a gratis (arrivano le prime accuse di essere pagato da Soros!) possiamo anche parlare con le persone normali? Cercare di mostrare un viso umano dove spesso ci sono solo smorfie e insulti, that is the question.

E quella domanda – sì, Shakespeare scriveva “question”, non “problem” – quella domanda è come facciamo a convivere pacificamente con la narrativa inestinguibile dell’invasione? Parlando con gli altri, poco a poco, dando spazio alle persone di uscire dallo stereotipo, e uscendo noi dallo stereotipo degli imbecilli che si offendono se hanno torto. La politica dell’immigrazione in Italia ha molte ambiguità, e di certo sarebbe meglio che le persone potessero essere trattate come tali, e non soltanto come “rifugiati”. Anche dal punto di vista legale, con visti che non debbano essere pagati 1400 dollari come nel caso di Tatiana. Sì, perché anche Tatiana era una di quegli stranieri che, oltre frontiera, guardava le Alpi, dopo un viaggio rocambolesco, e pensava “Ce la devo fare”. E ce l’ha fatta.

Le storie umane sono sempre uniche, certo ci sono paralleli forzati, i minatori di Marcinelle non sono paragonabili ai rifugiati, ma è ovvio che anche l’immigrazione italiana, in Francia ad esempio, ha portato problemi.

C’ho pure scritto una tesi, in francese, sugli italiani in Francia, potete leggere qui alcune delle interviste, con italiani nuovi emigrati in Francia.

O in America, ne vogliamo parlare? Per tutti quelli che “eh, ma gli italiani erano più bravi”, ma la mafia negli Usa chi ce l’ha portata? Eh, ma quelli erano schiavisti, o questo, o quello. Sempre a trovare scuse per aver ragione. No, non avete ragione, il razzismo non è un insulto alla vostra intelligenza, ma all’inconsapevolezza, all’arroganza di chi pensa di essere puro. Qui di puro c’è solo la complessa verità che siamo tutti in viaggio, puntini di carne e acqua a spasso per un pianeta che già è grave di suo e che te, razzista che stai leggendo, ingravidi di ancor più gravità. Perchè dare la colpa agli altri è pesante. Quindi, al netto delle super cazzole, Tatiana è una moldava che ci ricorda che oltre a pulire il culo dei nostri vecchi, i badanti hanno una vita. Che ci vuole rispetto e riconoscenza per tutti i lavoratori. Che se uno fa il badante non signfica che sia stupido. A riprova di questo, il fatto che i nostri vecchi sono spesso molto più intelligenti dei nostri giovani, e che di sicuro imparano qualcosa stando a contatto con badanti stranieri. Imparano nuove culture, nuove visioni del mondo, e capiscono subito chi è stronzo e chi no, chi lo fa per necessità, e chi per stronzaggine pura. Quindi, tu, razzista, mon semblable, mon frère, non essere ipocrita, non dire “io non sono razzista, ma”, ammetti che il moldavo degli altri è sempre meno verde, che questo stereotipo è un gioco che ti permette di stare a galla nel mondo, perché tu di moldavi, di mondo, non sai un benemerito cazzo. Forse hai viaggiato una volta a Sharm el Sheik e allora conosci due egiziani che hai ancora su Facebook e allora sai se Al Sisi è bravo o cattivo. Questo è legittimo, ma non scambiamo questo per giornalismo, sono opinioni personali, tutte da verificare. L’unica cosa che ognuno di noi può dire, senza paura di smentite – e se mente speriamo sia un attore retribuito – è la propria storia. This is TerminiTV.

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